Napoli 1982-1983: quando il “ciuccio” finì sulle maglie

Le moderne maglie del Napoli avevano subito poche variazioni nel corso della loro storia: con l’avvento degli anni Ottanta i partenopei, per ragioni di merchandising, adottarono il “ciuccio” simbolo del Napoli sulle maglie. La scelta riguardò le maglie indossate dal Napoli nella stagione 1982-1983.

Napoli 1982-1983: le maglie

Ramon Diaz (marcato da Vierchowod) con il completo della prima parte di stagione (almanaccogiallorosso.it)
Ramon Diaz (marcato da Vierchowod) con il completo della prima parte di stagione (almanaccogiallorosso.it)
Ruud Krol con la maglia da trasferta del Napoli 1982-83 (wikipedia)
Ruud Krol con la maglia da trasferta del Napoli 1982-83 (wikipedia)

L’azienda pescarese Ennerre realizzò in quella stagioni tre completi per la società azzurra. Inizialmente i napoletani indossavano due completi, uno in casa con maglia e calzettoni azzurri e calzoncini blu notte e uno bianco con maglia dalle pinstripes gialle e rosse. La maglia casalinga aveva uno scollo a v e sul petto erano ricamati insieme allo sponsor tecnico, il nuovo sponsor Cirio e il nuovo logo con una N tondeggiande con all’estremità una testa di un asino stilizzata: quest’ultimi inserti erano dello stesso colore del pantaloncino in questa versione. La maglia da trasferta, aveva invece i polsini e un vistoso collo di camicia con apertura a v in tinta rossa, con i colori della maglia che richiamavano il gonfalone della Città di Napoli rosso-oro; gli inserti sulla maglia erano invece di color nero.

I scarsi risultati della squadra nel corso del campionato, portarono tuttavia ad un ritorno dei colori classici sulla prima maglia per motivi scaramantici: il blu notte fu eliminato in favore del bianco, che fu ripristinato sui calzonicini e gli inserti.

Formazione del Napoli con il ritorno del bianco nelle divise (historiadelfutbolenimagenes.blogfree.net)
Formazione del Napoli con il ritorno del bianco nella divisa (historiadelfutbolenimagenes.blogfree.net)

Il ciuccio simbolo del Napoli

Napoli, il primo stemma col cavallo rampante (Il blog di Angelo Forgione)

Lo stemma del Napoli 1982-1983
Lo stemma del Napoli 1982-1983

Com’è diventato l’asinello, simbolo del Napoli? In realtà alle sue origini, la società partenopea adottò come simbolo un animale ben più “nobile”, un cavallo rampante color bianco, ma date le scarse prestazioni degli azzurri nelle prime uscite, fu l’autoironia del popolo napoletano a tramutare il cavallo nella bestia da soma: si narra che uno sconsolato tifoso di Torre del Greco, nel bar Brasiliano nei pressi di Via Santa Brigida (ove all’epoca c’era lo stadio del Napoli) esclamò “Ato ca cavallo sfrenato, a me me pare ‘o ciuccio ‘e fichella, trentatré chiaje e a coda fraceta!, (Altro che cavallo sfrenato! A me pare l’asino di Fichella, 33 piaghe ed una coda marcia). Fichella era un personaggio del vicino rione che vendeva fichi raccolti di notte e trasportati dal suo magro asino per sopravvivere. L’episodio fu ripreso da un giornalista presente nel bar, che sul settimanale satirico locale “Vaco ‘e pressa”, iniziò a pubblicare delle vignette ove il Napoli era identificato con un asino. Le immagini diventarono virali e divennero di dominio popolare, fino a far diventare l’asino mascotte della squadra: si narra che in un Napoli-Juventus del 1930, con i partenopei in svantaggio, la squadra rimontò due reti e pareggio la partita e fu in quel frangente che un asino bardato d’azzurro debuttò sul campo con una scritta “Ciuccio fa tu”. L’asino mascotte del Napoli fu ripresa poi negli anni ’80 per motivi di marketing su un inedito logo, presentato con una testa stilizzata su una enne.

Una stagione tribolata per il Napoli

“Il petisso”, Bruno Pesaola (ansa)

Un Napoli a ridosso dei vertici della classifica conferma parte della rosa della stagione precedente, inserendo in rosa come secondo straniero il nazionale argentino Ramon Diaz e puntando sull’allenatore emergente, Massimo Giacomini. L’allenatore dura 12 partite (1 vittoria, 5 pareggi e 6 sconfitte) e in piena zona retrocessione, dopo la partita persa con il Cagliari per 1 a 0, il 29 novembre 1982 viene esonerato. La panchina fu affidata al napoletano Gennaro Rombone coadiuvato da Bruno Pesaola nella veste di direttore tecnico e l’ingegner Ferlaino si dimise (temporaneamente) in favore di Marino Brancaccio. Nel girone di ritorno il Napoli fermò al San Paolo Inter e Juventus e la squadra fu condotta in salvo al 10°posto in campionato, spinta dalle reti di Pellegrini, Ferrario e Diaz. Nonostanto un inizio non esaltante in campionato, Giacomini vinse il girone del primo turno di Coppa Italia, ma dopo aver eliminato il Cesena, agli ottavi di finale cade contro il Torino di Bersellini. L’avventura europea dei partenopei fu breve: in Coppa UEFA passato il turno contro la Dinamo Tblisi, la squadra fu eliminata ai sedicesimi dai tedeschi del Kaiserslautern.

Gli azzurri con questa maglia cercano di essere al passo con i tempi, imitando le strategie di restyling d’immagine attuate da altri club in quel periodo. Calcisticamente per il Napoli sarebbero arrivati tempi migliori, ma la maglia indossata nella stagione 1982-83 offre sensazioni particolari, raccontando la storia, la superstizione ma anche l’autoironia del popolo napoletano.

Napoli 1982-1983: quando il “ciuccio” finì sulle maglie ultima modifica: 2017-05-09T00:10:46+00:00 da magliecalciovintage
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